I recenti fatti di cronaca stanno portando all’attenzione dell’opinione pubblica una delle caratteristiche principali del cosiddetto WEB 2.0: la possibilità da parte degli utenti di pubblicare autonomamente in rete i propri video. Ma quali problemi possono nascondersi in Italia per gli Internet Service Provider (ISP) a fronte di questo servizio fornito all’utenza?
La recente iscrizione nel registro degli indagati dei legali rappresentati di Google Italia per una nota causa di diffamazione ha di fatto aperto il dibattito al riguardo.

L’antefatto
Nella prima metà del Novembre 2006 ha suscitato scalpore il pestaggio di un ragazzo disabile in una scuola torinese: il fatto, risalente al Giugno 2006, è stato ripreso con la telecamera di un telefonino e successivamente pubblicato da un utente nella sezione “video divertenti” di Google.
Una volta segnalato il video sono partite le indagini della Procura di Milano, sono stati rintracciati gli autori del video, puniti a livello scolastico i colpevoli dei soprusi e ora si attende la conclusione delle indagini giudiziarie.

La notizia
L’ultima notizia su questa vicenda è l’iscrizione nel registro degli indagati dei legali rappresentanti di Google Italia e della conseguente perquisizione della sede milanese da parte della Guardia di Finanza su ordine del Pubblico Ministero di Milano Francesco Cajani.
La notizia è stata battuta dalle maggiori agenzie di stampa e ripresa da molti articoli on-line (e non).
Tutti sembrano concordare sull’andamento dei fatti: la denuncia è partita dall’associazione “ViviDown” per la presenza, nel video incriminato, di frasi ingiuriose contro i Down. I legali dell’associazione muovono a Google Italia l’accusa di “concorso omissivo in diffamazione aggravata a mezzo internet”, sulla base della recente sentenza del Tribunale di Aosta del 26 maggio 2006, n. 553/04, che di fatto sembra equiparare il titolare di un blog on-line al direttore di una testata giornalistica.
Google Italia, per ora, risponde solamente sottolineando come i server siano fisicamente collocati negli Stati Uniti e quindi controlli più rigorosi sui contenuti siano di difficile attuazione dall’Italia. Da parte della società statunitense viene comunque ribadita con forza la totale e piena disponibilità alla collaborazione con le autorità.

Le reazioni
La notizia ha da subito stimolato un gran numero di interventi di varia natura: istituzionale, giuridica e tecnologica.

Tutte le fonti analizzate riportano le frasi del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni che sottolinea come la vicenda sia un ottimo spunto “perché il Parlamento riveda l’assetto normativo in materia. Non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per Internet.”
I siti di informazione tecnologica come HTML.it e Punto Informatico rinforzano il concetto citando anche una nota del partito della Margherita: “per arginare i fenomeni che portano i giovanissimi a riprendere le proprie bravate ai danni dei più deboli per poi addirittura diffonderle via Internet, il Ministro e il Governo stanno, nel concreto, discutendo per rivedere la normativa che regolamenta l’accesso alla rete web e l’utilizzo dei videogiochi”.
Punto Informatico mette in evidenza anche una proposta di legge della parlamentare di Forza Italia Maria Burani Procaccino che propone “il divieto assoluto ai motori di ricerca ed ai server di divulgare immagini inviate da infraquattordicenni e con la clausola del permesso genitoriale per quelli inviati da adolescenti della fascia fra 14 e 17 anni. Le violazioni saranno punite con la chiusura dei siti e degli interi motori di ricerca, si potrà agire anche d’ufficio e saranno previste pene pesanti per i trasgressori, con l’inasprimento delle pene per i minori e per i genitori correi”.

Tra i commenti dei giuristi IlGiornale.it cita l’opinione del prof. Zeno-Zencovic che sostiene la difficoltà di azione civile della giustizia italiana a causa della collocazione negli Stati Uniti dei server e l’impossibilità di applicare la legge della stampa al web in quanto non esiste la facoltà di operare per analogia nell’applicazione di norme penali.
HTML.it , invece, fa riferimento ad un post dell’Avv. Minotti nel quale si sostiene che il dovere di controllo da parte del direttore di una testata giornalistica è disciplinato dalla legge sulla stampa, mentre la responsabilità dei provider è disciplinata dal dlgs. 70 del 2003 (in particolare artt. 14-15-16-17). Quindi risulta improbabile che il PM milanese stia pensando di far ricadere le questioni relative a Google Italia all’interno dell’ordinamento normativo relativo alla stampa, più probabile, invece, che stia agendo per verificare il corretto comportamento ai sensi del suddetto dlgs.

HTML.it e Punto Informatico, ovviamente maggiormente interessati ai risvolti tecnologici della vicenda, arricchiscono i loro articoli con maggiori dettagli relativi alle modalità con cui Google disciplina l’inserimento e l’eventuale oscuramento dei video sui propri server: non essendo tecnologicamente possibile un controllo preventivo sui contenuti immessi dagli utenti, Google si affida esclusivamente alle segnalazioni da parte dell’utenza sulla conformità dei contenuti presenti e si limita quindi ad oscurare i video che gli sono stati segnalati come inappropriati o illegali.

Le opinioni
Mentre gli articoli di Repubblica.it e de IlGiornale.it si limitano ad esporre in maniera più o meno dettagliata i fatti senza aggiungere note riflessive particolarmente stimolanti, negli articoli delle testate giornalistiche presenti esclusivamente on-line traspare con maggiore nitidezza il tentativo di dare un’interpretazione della vicenda, portando all’attenzione del lettore un numero cospicuo di fonti e di approfondimenti che permettono di verificare meglio quelle che sono le tesi proposte.

In particolare si cerca di sottolineare come le reazioni delle istituzioni politiche, grazie anche al megafono dell’informazione televisiva, tendano a scegliere sempre la via della demonizzazione di Internet, spostando con troppa leggerezza il focus dai problemi reali (il bullismo) al modo in cui viene utilizzato uno strumento di comunicazione. Come se proibendo la pubblicazione di video on-line si pensasse davvero di ridurre il bullismo nelle scuole.

Conclusioni
La sensazione, dopo aver approfondito queste tematiche, è che nell’immediato Google possa stare abbastanza tranquillo. Il dlgs 70 del 2003, a quanto pare l’unico ragionevolmente applicabile ad un provider in questo ambito, parla chiaro sia all’art 16 (“il prestatore [Google n.d.r.]  non e’ responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore […] non sia effettivamente a conoscenza del fatto”), sia all’art. 17 (“il prestatore [Google n.d.r.] non e’ assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne’ ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.”).
L’unico obbligo che Google Italia deve dimostrare di aver rispettato è il repentino oscuramento del materiale illecito una volta venutone a conoscenza; nessuno sembra mettere in dubbio la bontà dell’operato di Google da questo punto di vista.

Alla luce di quanto letto, meno sereno potrebbe apparire il futuro per Google e gli altri ISP se la maggiore regolamentazione della rete andrà interpretata nella direzione che le istituzioni politiche hanno lasciato intendere commentando questa vicenda.
Marco Montemagno nel suo post sottolinea l’“analfabetismo internetico” della maggioranza dei politici, giudici e giornalisti italiani, ciò contribuisce ad una visione distorta ed errata dei fenomeni che coinvolgono il WEB e di conseguenza risultano un deciso freno alla spinta verso l’innovazione dell’intero sistema Italia. Proprio mentre il resto del mondo viaggia con ben altra mentalità e velocità verso l’integrazione e lo sfruttamento della potenzialità della rete e degli “User Generated Content” (UGC).

Fonti
Google sotto inchiesta per il video-choc del disabile di Torino (IlGiornale.it)
Perquisita la sede di Google Italia (Repubblica.it)
Google Italia denunciata, è scontro sui video (HTML.it)
Caso Google, si rischiano nuove norme killer (Punto Informatico)
Nota del Partito della Margherita
Post 25/11/06 dal Blog dell’Avv. Minotti
Post di Marco Montemagno del 25/11/06 sul Blog di SkyTg24
Botte al down nel video su Internet (Repubblica.it)
Girato in un istituto tecnico di Torino il video con le violenze al ragazzo disabile (Repubblica.it)
Individuati gli autori del video (Repubblica.it)
Sospesi per un anno i quattro ragazzi protagonisti del video-pestaggio di Torino (Repubblica.it)
Decreto Legislativo n° 70 del 2003
Commento al Decreto legislativo 70 del 2003 (InterLex)
Sentenza del Tribunale di Aosta del 26 maggio 2006, n. 553/04
I blogger? Sono direttori responsabili (Punto Informatico)
Definizione di WEB 2.0 (WikiPedia)

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Sta attirando la mia attenzione il dibattito istituzionale e mediatico sulla questione dell’inserimento di Google nel registro degli indagati come conseguenza della pubblicazione del video amatoriale del pestaggio di un portatore di handicap in una scuola torinese.

Le fonti che sto analizzando sono le seguenti:

Repubblica.it

HTML.it

Punto Informatico

Key4Biz

Il Giornale

InterLex

Blog di Minotti

SkyTg24

Appena avrò concluso l’analisi pubblicherò un nuovo post al riguardo su questo blog.

Stay Tuned!